Io i miei risparmi li lascio tutti sul conto corrente perché ho bisogno di vederli e di averli a disposizione quando voglio. Così mi sento più sicuro.”

Molti di noi fanno – o hanno fatto – questo ragionamento. Per qualche bias interiorizzato, riteniamo che la cosa che conosciamo meglio, sia anche la più sicura. Ma siamo certi di conoscere davvero le dinamiche che regolano i conti correnti in Italia e di essere consapevoli di quali sono i rischi che corriamo nel tenere i soldi parcheggiati in banca?

Partiamo da un assunto di base: tenere i soldi sul conto corrente non conviene

  1. I costi del conto corrente. Capire quanto costa complessivamente il nostro conto corrente, può non essere così semplice. La Banca d’Italia ha per questo disposto l’obbligo, da parte degli intermediari, di predisporre un indicatore chiamato “Indicatore Sintetico di Costo” (ISC), nei documenti di sintesi e riepilogativi dei correntisti. Tale valore sarà dato dalla somma di tutti i costi fissi, variabili e annuali. Inoltre, per chi è convinto che il proprio conto corrente non costi niente (o quasi), è arrivato il momento di prendere atto che non è così. Il costo complessivo medio annuo di un conto corrente in Italia è aumentato del 13%. È passato cioè da 127,50 euro del gennaio 2016 ai 144,70 del gennaio 2017. In più, la versione online dei conti correnti – quella che nell’immaginario collettivo è la zero spese -, è aumentata ancora di più, da 98,70 a 115,60 euro: +17%[1].
  2. L’inflazione[2] riduce il potere d’acquisto del denaro in nostro possesso; di conseguenza, lasciando i soldi sul conto corrente, si corre il rischio di vederseli svalutare nel tempo. Infatti, l’aumento di costo di beni – e servizi – porta il denaro a una graduale perdita di valore. Lasciando i soldi sul conto corrente si subisce quindi una perdita di potere di acquisto. Gli stessi 5 mila euro depositati oggi sul conto corrente, tra un anno permetteranno di comprare meno beni e servizi perché il livello dei prezzi nel frattempo è aumentato.
  3. Bail-in. In passato, nel caso di fallimento di una banca, era lo Stato ad intervenire salvaguardando i soldi dei correntisti tramite la costituzione di un fondo dedicato. Oggi però la realtà è ben diversa. Sono le banche stesse a dover “risolvere il problema” e per farlo attingono al denaro presente in istituto. Questo è possibile in Italia dall’entrata in vigore, il 1° gennaio 2016, della direttiva BRRD, Bank Recovery and Resolution Directive secondo cui, nel caso in cui Banca d’Italia, l’Autorità di Risoluzione, avviasse una procedura di risoluzione per una banca, questa può attingere al denaro depositato presso la stessa, seguendo però un preciso ordine: prima gli azionisti, a seguire i detentori di altri titoli di capitale e gli altri creditori subordinati; poi i creditori chirografari e in ultimole persone fisiche e le piccole e medie imprese titolari di depositi per l’importo eccedente i 100.000 euro. Quindi se avete più di 100mila euro sul conto corrente, sappiate che state rischiando di non vederli più nel caso la banca avesse dei problemi. Un rischio decisamente alto che non ha alcun senso correre dal momento in cui si potrebbe scegliere di investire i propri soldi senza lasciarli in balia degli eventi.

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Dove tenere quindi i propri risparmi?

Una volta compresi i rischi che si corrono nel lasciare i soldi depositati nel conto corrente, abbiamo gli strumenti per muoverci con maggior consapevolezza. Come? Investendoli ad esempio in una gestione patrimoniale che abbia obiettivi realmente coerenti con quello che ci aspettiamo e possiamo sostenere,  sia in termini di orizzonte temporale, sia per quanto riguarda la nostra propensione al rischio.

Euclidea offre un’alternativa al conto corrente in cui poter investire, in maggior sicurezza, i propri risparmi e non  lasciarli, quindi, in balia dei rischi del conto corrente, ma puntando ad un apprezzamento del loro valore. Perché definiamo gli investimenti sicuri? La banca presso cui Euclidea deposita i risparmi dei propri clienti, Société Générale Security Services, è esclusivamente una banca depositaria. Questo significa che non è soggetta al rischio bail-in di cui abbiamo discusso poco fa.

Oltre a questo importante aspetto, la gestione patrimoniale Euclidea ha costi dimezzati rispetto alle tradizionali e di conseguenza, a fronte di una minor spesa, i rendimenti aumentano.

È inoltre possibile, in qualunque momento, richiedere il prelievo parziale o totale della propria liquidità e avere il denaro disponibile sul proprio conto corrente in pochi giorni.

Investimenti sicuri? Si. Scordatevi il conto corrente.

 

[1]Secondo una ricerca condotta da Milano Finanza il 10 gennaio scorso. Sono stati analizzati i principali istituti di credito sul mercato in base all’ ISC sui conti correnti modellati secondo il profilo delle famiglie a media operatività. Tale valore è stato poi confrontato con quello di Settembre 2016.

[2] L’inflazione riguarda un rincaro di ampia portata dei prezzi in seguito al quale il valore reale dell’unità di moneta risulta inferiore rispetto al passato. Qui un approfondimento: https://www.ecb.europa.eu/ecb/educational/hicp/html/index.it.html

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