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Cosa sono e come gestire bear market, recessione e correzioni dei mercati

Si scrive e si discute sempre molto di correzioni dei mercati, bear market e recessione economica: cosa significano questi termini? Se ci sono differenze, quali sono?
Ma soprattutto: cosa è meglio fare con i tuoi investimenti quando c’è una correzione, un bear market o una recessione?
Lo vediamo subito, ma prima ricordiamo una cosa: questi “eventi” non sono anomalie o rarità, ma una parte naturale dell’andamento dei mercati finanziari e dell’attività economica.
Spoiler alert: questi tre termini si riferiscono a tre cose diverse e tra di loro non sono neppure amici più di tanto.

La correzione del mercato

Correzione, bear market e recessione sono tutti fenomeni semplici, ma la correzione dei mercati lo è ancora di più: una correzione è comunemente definita come un ribasso di almeno il 10% rispetto al recente massimo del mercato.

Le cose da sapere sulla correzione del mercato? Non molte: capitano mediamente una volta all’anno (fonte: Deutsche Bank), hanno una durata breve, non sono molto importanti per un investitore (solo per i trader, che infatti non investono ma scommettono rischiando molto) e sono opportunità per continuare ad investire a prezzi più bassi.


Che cos’è un bear market?

Se la correzione è uno schiaffo a sorpresa, il bear market è più simile ad un intero round su un ring: è una correzione del mercato di almeno il 20% rispetto al suo massimo.
Un bear market mediamente capita ogni 5 anni e dura circa 12 mesi (fonte: Fidelity Investment) e nasce sempre per lo stesso motivo: la crisi di fiducia degli investitori, che hanno aspettative di un rallentamento o di una decrescita dell’economia.
La crisi di sfiducia può arrivare da cause diverse, cicliche o di lungo temine ad esempio, e queste tipicamente sono:

  • dati inferiori alle attese per gli utili aziendali (e quindi per il mercato nel suo complesso);
  • crescita della disoccupazione;
  • dati in decrescita per la produzione e/o produttività industriale.

La dinamica di un bear market si ripete: gli investitori iniziano a perdere la fiducia, diventano sempre più pessimisti sul buon esito dei propri investimenti, quindi iniziano a venderli e continuano a farlo sempre di più. Con più venditori che compratori, i prezzi di azioni e obbligazioni scendono e il mercato continua a scendere, aumentando la spirale di pessimismo.

Bear market ribassi storici

(Fonte: Bloomberg)

E la recessione invece cos'è?

Anche se spesso vengono usati impropriamente come sinonimi, bear market e recessione sono due situazioni completamente distinte, come due persone che si ritrovano alle stesse feste solo la metà delle volte e arrivano sempre a orari molto diversi tra loro.
La recessione si verifica quando l’attività economica decresce per almeno due trimestri: il PIL, o GDP all’inglese, è negativo per oltre sei mesi.
Le cause possono essere diverse, come ad esempio:

  • calo della domanda: le persone spendono meno, il che comporta meno prodotti venduti. Le aziende quindi investono e assumono meno, il che innesca una spirale negativa sulle aspettative delle persone e così via.
  • Difficoltà di accesso al credito, come nel “credit crunch” dell’ultima crisi finanziaria;
  • tassi di interesse alti o in aumento.


Che differenza c’è tra bear market e recessione?

La recessione c’è quando l’economia è in cattiva salute, mentre il bear market invece c’è quando i mercati finanziari scendono a causa della sfiducia degli investitori (il cosiddetto “sentiment”).


Due considerazioni importanti su bear market e recessione

La prima è che i mercati finanziari anticipano l’economia. 
Le loro oscillazioni sono causate dalle aspettative degli investitori sul futuro andamento delle aziende e dei profitti, quindi per loro natura sono sempre in anticipo rispetto all’andamento dell’economia.
Mediamente un bear market arriva mesi (più o meno 6) prima della recessione. Quindi quando la recessione arriva, è già scontata dalle aspettative degli investitori e dal mercato.
Attenzione però: più che anticipare l'economia i mercati in realtà cercano di anticiparla.

Il che ci porta alla seconda considerazione: i mercati finanziari non sono l’economia. Si, ok: sembra banale, ma non lo è così tanto.
I mercati possono essere al rialzo anche quando l’economia è negativa. E viceversa naturalmente.
Per dirla con la battuta del buon Paul Samuelson, premio Nobel per l’economia, “i mercati azionari hanno previsto correttamente 9 delle ultime 5 recessioni.”
Anche oggi la battuta di 40 anni fa è vera in linea di principio: dal dopoguerra ad oggi, secondo le analisi della CNBC, negli USA il numero di bear market è circa il doppio delle recessioni.

La sostanza è che i mercati sono la sintesi delle aspettative delle persone sull’economia e sulle aziende: non hanno sempre ragione su quello che succederà, ma cercano comunque di anticiparlo.
Nei mercati però investiamo i nostri soldi per farli crescere, raggiungere i nostri obiettivi e vivere meglio il nostro futuro.
Perciò il loro andamento non solo è importante per ognuno di noi, ma conta gestirlo al meglio.
Come ci dobbiamo comportare allora?

 

Cosa fare in un bear market o in una correzione?

Nessuno è contento di vedere i propri risparmi diminuire. La tentazione è quella di evitarlo vendendo in parte o del tutto gli investimenti posseduti.
Questo è il peggiore errore possibile, perché si consolidano delle perdite e si rinuncia alle opportunità che ci sono quando i prezzi sono, appunto, più bassi.
Un esempio? Nei bear market dal 1929 ad oggi, nei 12 mesi che seguono il minimo l’S&P500 ha avuto un rendimento medio pari al 47%.

bull market e bear market durata e performance
(Fonte: Invesco)


Se andate a memoria, o controllate la storia, nessuno avrebbe pensato che i mercati fossero ai minimi quando è invece successo e nessuno avrebbe voluto esserci investito. O investire.
Quali sono le cose giuste da fare in un bear market o, anche, in una correzione del mercato? Sono tre:


1) pensa a lungo termine.
In generale gli investitori hanno una performance inferiore a quella del mercato e uno dei motivi è che reagiscono impulsivamente alle sue variazioni e lo inseguono sempre, sia al ribasso che al rialzo.
Se hai un portafoglio adatto a raggiungere i tuoi obiettivi, conservalo: è assurdo vendere qualcosa solo perché è diminuito di prezzo.

2) Non cercare di indovinare quando sarà il minimo del mercato.
Il market timing è una battaglia persa e nessuno sa in anticipo qual è il minimo del mercato: inutile speculare o mettere a rischio i propri soldi.
Meglio affidarli ad un metodo di gestione stabile nel tempo, e con un tuo approccio personale come quello al punto seguente.

3) Continua ad investire gradualmente.
Evita il rischio inutile di “scommettere” che sia il momento giusto. E se poi non lo è? Meglio costruire o aumentare gradualmente il proprio portafoglio di investimenti con versamenti periodici piuttosto che farlo in un’unica soluzione.

Anche se ci auguriamo che il prossimo bear market sia lontano, prima o poi ci sarà. 
Con le regole di base che abbiamo appena visto e la conoscenza  di questi semplici aspetti, gestirlo sarà più semplice, da soli o ben supportati da una gestione e da un servizio di consulenza moderno e efficiente.
Attivalo subito o chiedici maggiori informazioni: siamo sempre a tua disposizione in livechat, via mail o anche per una chiacchierata su appuntamento.

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