Puntualmente ad ogni crisi di governo, ed un nuovo esecutivo che deve ridurre il nostro deficit di bilancio, tornano gli spettri della tassa ‘patrimoniale’ ed ogni tipo di aumento sulle tasse di successione. Minacce che  vengono utilizzate come  ‘spauracchio’ per i poveri risparmiatori italiani.

Poiché sono argomenti estremamente seri per chi ha del risparmio da cui trarre un reddito annuale o da trasmettere ai propri figli vediamo di fare un po’ di chiarezza.

Del resto il tema della patrimoniale è uno dei grandi cavalli di battaglia del Partito Democratico e in generale del centro sinistra. Nella recente storia politica italiana la prima volta che è stato introdotto un prelievo forzoso sui capitali è stato nel 1992 durante il Governo Amato che, per evitare il crack finanziario e permettere alla Lira di restare agganciata al sistema monetario europeo, ha introdotto un prelievo forzoso del 6 per mille su tutti i conti correnti bancari.

Per imposta patrimoniale, però, non si intende solo il prelievo sul conto corrente, ma anche la tassazione diretta di beni mobili e immobili, quindi va sottolineato che ad  oggi in Italia sono 15 le patrimoniali nascoste che paghiamo ogni anno, per un totale di 45,7 miliardi di euro di incassi per lo Stato.

Le  possiamo chiamare patrimoniali nascoste ma Imu e Tasi, ad esempio, non colpiscono il reddito, ma il possesso del bene. Queste vanno considerate imposte patrimoniali e valgono da sole 21 miliardi di euro. Poi ci sono l'imposta di bollo, il bollo auto, il canone RAI, l'imposta su imbarcazioni e aeromobili, la tassa sulle transazioni finanziarie, sulle successioni e sulle donazioni.

Per questo motivo ci sentiamo di dire che in Italia si pagano già abbastanza imposte sul patrimonio per non inasprire ulteriormente le tassazioni su beni che non possono ‘nascondersi’.

Completamente diverso il discorso sulle imposte di successione, dove onestamente l’Italia è il paradiso dei grandi patrimoni. La tassa di successione italiana è infatti la più bassa a livello europeo, con aliquote che oscillano tra il 4 e l’8%. Si contrappongono Paesi, dove la tassa di successione arriva fino al 86%

Nel dettaglio, in Germania la tassa di successione oscilla tra il 7 e il 50%, in Gran Bretagna l’Inheritance Tax Act del 1984 applica una tassazione del 40%, mentre in Francia l’aliquota varia dal 5 al 60%. Significa dunque che nel caso in cui vengano lasciati in eredità un milione di euro, in Italia la somma da pagare è di 0 euro, in Germania di circa 75 mila euro, in Francia di 195 e in Gran Bretagna di 250 mila euro. Estendendo l’analisi anche ad altri Paesi, si nota come il Belgio ha un’imposta sulla successione che oscilla tra il 30 e l’80%, la Finlandia tra il 13 e il 32%, e la Spagna tra il 34 e l’86%.

Come si calcola la base imponibile alla quale applicare le aliquote?

In Italia l’attuale tassa di successione è pari all’8% del patrimonio, ma può scendere al 6% tra fratelli, parenti fino al quarto grado (un cugino) e affini fino al terzo grado (lo zio della moglie), ed addirittura al 4% nel caso di eredi diretti (figli, coniuge, compagno unito civilmente). Nel caso dei fratelli c’è poi una franchigia (sotto tale importo non si pagano le tasse) di 100.000 euro, franchigia che sale a 1 milione di euro nel caso di coniuge e parenti in linea retta. In soldoni, buona parte delle eredità in Italia sono esenti da imposte. Nota dolente, gli immobili che pagano sempre qualche tassa (trascrizione e catastale) fino a un massimo del 3%. Se si tratta di prima casa si scende a 200 euro sia per l’imposta di trascrizione sia per quella catastale.

Nel patrimonio rientrano: azioni, fondi comuni (eliminando la parte investita dai fondi stessi in titoli di stato italiani ed europei), conti correnti, gioielli, immobili.

Non entrano nella base imponibile: assicurazioni, titoli di stato e previdenza complementare.

In un successivo articolo specificheremo meglio tutte le casistiche su questi investimenti per ottimizzare la base imponibile.

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