Alzi la mano chi pensa di potersi affidare alla propria pensione. Probabilmente nessuno, o pochissimi, avranno il coraggio di tirare su il braccio e far spiccare con orgoglio e decisione le 5 dita.

Come mai? Partiamo dal principio.

Cos’è la pensione?

La pensione è una rendita permanente, o temporanea, che lo stato o gli istituti di previdenza corrispondono ai lavoratori del settore pubblico o privato, oppure ai loro familiari o ad altri aventi diritto, in relazione a un pregresso periodo di servizio o di attività lavorativa, per lo più in occasione del collocamento a riposo per raggiunti limiti di età, o anche a seguito di eventi che abbiano determinato la morte o uno stato di grave menomazione fisica o psichica.[1]

In Italia l’età media dei pensionati è di 73,9 anni (uomini 71,3 e donne 75,9). L’importo complessivo annuo erogato è pari a 197,4 miliardi di euro di cui 176,8 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali[2], che identificano la maggioranza dei casi (14,114 milioni). Se pensiamo che, la maggior parte delle pensioni, il 63%, è inferiore ai 750 euro[3], è facile intuire che qualche problema effettivamente c’è.

1996, l’anno spartiacque

Per comprendere la dimensione del problema, bisogna partire da un anno di svolta per il sistema previdenziale: il 1996. Da quell’anno, infatti, le pensioni vengono calcolate con il metodo contributivo, sono cioè rapportate ai contributi effettivamente versati e non alle ultime retribuzioni.

L’Italia adotta il sistema pensionistico ‘a ripartizione’, fondato su un forte impatto intergenerazionale: i lavoratori di oggi, con i loro contributi, pagano le pensioni dei loro nonni e genitori.

Il futuro non si prospetta certamente roseo. Basti pensare che oggi, in Italia, chi ha un’età inferiore a 45 anni (e ha lavorato tra i 15 e 20 anni) probabilmente non avrà una pensione superiore al 40/50% di quella che sarà la sua ultima retribuzione.

Va considerato che oggi i giovani, soprattutto dopo la grande crisi, subiscono almeno tre fattori sul piano previdenziale: ingresso ritardato nel mondo del lavoro, salari estremamente bassi e discontinuità della contribuzione, a causa della precarietà dell’occupazione. Di conseguenza, a causa del cambiamento successivo al 1996, per i giovani che cominciano a versare tardi, la pensione rischia di essere un miraggio.

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Pensioni, si salvi chi può! E si può.

È chiaro che convenga iniziare a pensare ad investire nella propria pensione il più presto possibile. Sono diversi i modi in cui si può cominciare a pensare al proprio futuro, anche se ci sembra tremendamente lontano. Le cosiddette pensioni integrative, come fondi pensione aperti, chiusi o piani individuali pensionistici, sono opzioni che ognuno di noi ha a disposizione e che può valutare nel momento in cui desidera integrare quella che sarà la propria pensione. Queste soluzioni nascondono ovviamente dei rischi tra cui, quello potenzialmente più impattante, quello di avere alcuni vincoli sulla ripresa del capitale qualora se ne avesse la necessità.

La gestione patrimoniale per la tua pensione

Un’altra opzione che si può considerare è quella di aprire un conto presso una società di gestione e avviare una gestione patrimoniale. In Euclidea, ad esempio, è possibile, oltre a questo, attivare un proprio piano di accumulo del capitale destinando, ogni 30 giorni, una cifra che definiamo noi stessi. La cadenza non è fissa, così come l’importo. Ovviamente anche la soluzione della gestione patrimoniale racchiude in sé dei rischi, i rischi che si considerano quando si investono i propri risparmi, ma la rigidità nell’utilizzo del proprio capitale non è tra questi. È infatti possibile prelevare la totalità, o una parte, del capitale versato qualora si presentasse la necessità.

I soldi depositati, soprattutto quando si considera un orizzonte di lungo termine, ovvero si prevede di utilizzarli tra diversi anni, producono dei rendimenti. Il senso dell’investimento è infatti proprio questo, depositare una cifra e vedere, nel tempo, una rivalutazione dello stesso. Pian piano è quindi possibile crearsi la propria pensione e ritrovarsi, dopo 30 o 40 anni, con una buona somma da integrare per un pacifico e sereno futuro.

 

[1] http://www.treccani.it/vocabolario/pensione/

[2] Prestazioni che hanno avuto origine dal versamento di contributi durante l’attività lavorativa del pensionato.

[3] http://www.iomiassicuro.it/news/inps-tutti-i-numeri-sulle-pensioni-degli-italiani

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