I Paesi emergenti hanno dinamiche di crescita molto interessanti: il reddito pro-capite cinese è passato da 800$ l'anno di 10 anni fa a 8.000$ di oggi ed è buona sia la dinamica dei consumi sia quella degli investimenti. La dimensione del Pil cinese è in termini di parità del potere di acquisto assimilabile a quello del Pil americano, anche se la capitalizzazione delle azioni cinesi non riflette questo valore. Negli Usa, infatti, la capitalizzazione di borsa è il 200% del Pil, in Cina è molto inferiore. Se le borse rifletteranno le dimensioni delle economie, dunque, i mercati di questi Paesi cresceranno molto. Ma come, dove e con quali strumenti conviene investire? Ne parla Stefano Rossi, amministratore delegato di Euclidea

Quali sono le prospettive di mercato? Abbiamo evidenziato i dati cinesi quindi abbiamo già un orientamento geografico, in realtà la domanda che tutti gli investitori si faranno è: la Cina può essere una buona opportunità di investimento?

 Noi riteniamo di sì perché non soltanto la Cina ma altri paesi dell'area asiatica stanno dimostrando delle dinamiche di crescita molto interessanti. Vi faccio un esempio, in Cina 10 anni fa il reddito pro capite era circa 800 dollari l'anno mentre ora siamo passati a 8000 dollari medi. Questo ha ripercussioni importanti non solo sui consumi interni ma anche sugli investimenti da parte dello Stato cinese.

 

Questo è evidente, mi scusi se la interrompo, perché se più popolazione ha una capacità di spesa maggiore l'economia si riattiva e non è un cambiamento momentaneo evidentemente può essere un trend…

è un trend di lunghissimo periodo. La dimensione dell'economia cinese, quindi la dimensione del PIL a parità di potere di acquisto, è già come quella americana ma la borsa cinese non riflette ancora la capitalizzazione di mercato.

Negli Stati Uniti la capitalizzazione di borsa è circa 200% del PIL, in Cina è una cosa molto più piccola per cui è chiaro che se le economie e le borse andranno a riflettere la dimensione delle varie economie questi Paesi avranno una dinamica di crescita nei prossimi 10-15 anni molto più importante.

Come la Cina ci sono Paesi ad esempio l'Indonesia, con più di 250 milioni di persone, che hanno la possibilità di avere un reddito pro capite in aumento e di conseguenza una spesa per consumi.

Sulla Cina c'è una cosa interessante da analizzare. Guardando la composizione del PIL circa 50% è  composto da spesa del Governo e investimenti mentre il restante 50% invece deriva dai consumi. Diversamente negli Stati Uniti il 70% del PIL deriva dai consumi ed il 30% dalla Pubblica Amministrazione e investimenti.

Questa dinamica fa sì che l'economia cinese possa essere non dico teleguidata, perché non si può certo dire così, ma sicuramente l'aspetto della centralizzazione dirigistica dell'economia cinese fa sì che il governo possa accelerare con gli investimenti pubblici quando magari c'è un rallentamento della dinamica dei consumi.

 

Quindi c'è un controllo più diretto sull'andamento dell'economia mentre invece nei paesi più maturi questo è più difficile perché è più legato al mercato?

Sì. Stiamo parlando delle due più grandi economie del mondo che hanno la stessa dimensione: Stati Uniti e Cina. Ovviamente sappiamo molto di più degli Stati Uniti mentre conosciamo meno la Cina, un Paese in continuo sviluppo. Attualmente la Cina è paragonabile agli Stati Uniti degli anni ‘70 e questo implica che ha delle dinamiche di sviluppo del reddito pro capite ancora importanti.

 

Un altro tema è il tasso di natalità che in questi Paesi è ben più alto rispetto a quello delle economie più mature. Questo è uno dei grossi trend che i mercati finanziari certamente avvertiranno.

La dinamica congiunta di reddito pro capite in aumento ed aumento della popolazione giovane (non vale per la Cina ma per altre economie emergenti ndr) chiaramente da uno spazio di crescita a queste economie, nel medio termine, superiore rispetto alle economie più mature.

In Europa abbiamo un problema evidente ormai da tempo: la natalità è diminuita e nello stesso tempo c'è un invecchiamento della popolazione. Trend che indirizza sempre di più le risorse verso il pagamento delle pensioni e non allo sviluppo dell'economia, un problema che sarà di competenza delle generazioni più giovani.

 

Un investitore oggi può avere delle difficoltà sugli investimenti obbligazionari, poiché gran parte dei rendimenti sono in negativo. Mentre una volta si identificavano rendimenti bassi con basso rischio ad oggi questo non vale più.

Affermazione veritiera, il cosiddetto risk-free che nei libri di testo era tipicamente il titolo obbligazionario governativo scadenza 3-5 anni, oggi non può essere più considerato tale, questa è una mia valutazione personale ma anche di molti gli operatori di mercato. Infatti, se tu compri un titolo governativo a 3-5 anni, in questo momento, stai implicitamente correndo un rischio di tasso. Cosa vuol dire rischio di tasso? Vuol dire che se per caso i tassi invece che continuare a scendere, come hanno fatto negli ultimi, anni cominciano a salire l’investitore subisce una perdita.

Per cui oggi, secondo me, bisogna sostituire la componente obbligazionaria, che non rende niente e che porta con sé un implicito rischio, con una componente azionaria che sicuramente ha più volatilità ma ti dà l'opportunità di partecipare alle crescite di cui parlavamo prima.

 

La regola dei mercati è la diversificazione, però è importante ricordare che mentre un tempo l’obbligazionario era il paradiso dei cassettisti per cui si poteva stare tranquilli oggi non è così. Stiamo vivendo una situazione di ribaltamento dei rischi sui mercati finanziari.

Esatto! Tra l'altro in Italia ed in Europa c'è un altro elemento che è stato identificato dalle Banche Centrali, e dal nostro governatore della Banca d'Italia: l’altissima posizione di liquidità sui conti correnti. Questa liquidità sui conti correnti verrà in qualche modo penalizzata dalle banche perché le banche hanno delle perdite ad avere i soldi liquidi sui conti correnti.

 

Guarda l’intervista sul sito Il sole 24 ore

 

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