Gli ETF sono una forza trainante nel panorama dell'investimento mondiale ed hanno consentito a Blackrock di superare i 6,5 triliardi di dollari USA in gestione e a Vanguard di superare i 5 triliardi.
Un successo così stupefacente può sembrare strano, come può sembrare strano comprendere come una regola automatica di costruzione del portafoglio superi le performance di stuoli di analisti e gestori ricchi di competenze e di risorse e dediti a tempo pieno alla ricerca delle migliori opportunità di investimento.

Non solo ETF: quando quotarsi in borsa può non essere un vantaggio

Ma i numeri parlano chiaro. Nel mercato azionario statunitense, ad esempio, gli ETF a gestione passiva dominano l'investimento attivo. Proprio nell'epicentro della finanza mondiale, dove si concentrano le maggiori risorse investite nella gestione attiva.
Ormai il concetto di ETF ha fatto breccia nei portafogli degli investitori istituzionali, ma anche di quelli retail che, semplicemente tramite un account di trading online, possono accedere a strumenti ultra-efficienti che sono gli stessi disponibili agli investitori istituzionali.

Ci sono però degli strumenti che, in alcuni mercati, sono ancora più efficienti degli ETF: i fondi passivi non quotati in Borsa. Ma come è possibile che una caratteristica positiva (la quotazione) sia uno svantaggio?

3 buone ragioni per considerare i fondi passivi nel proprio portafoglio

1) Essendo i fondi passivi destinati esclusivamente ad un pubblico istituzionale ed avendo dei minimi più alti, i costi sono spesso più bassi. Un esempio eclatante: per investire in obbligazioni dei Paesi Emergenti in hard currency si spendono 0,45% con l'ETF e 0,24% nell'equivalente fondo passivo.

2) I fondi passivi si comprano a NAV, quindi non si hanno problematiche di bid/ask (eventualmente lo sbilancio di entranti/uscenti nel fondo è moderato dall'uso di uno swing price che equalizza la situazione tra chi entra/esce dal fondo e chi semplicemente rimane)

3) Non ci sono commissioni di intermediazione da pagare.

Ovviamente non vogliamo sostenere che gli ETF siano sempre inferiori ai fondi passivi; gli ETF offrono una copertura di mercato superiore (es. settoriali, factor investing) e consentono all’investitore che lo desidera di fare market timing intraday (una pratica che sconsigliamo).

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Alla luce di questo, possiamo dedurre che il messaggio complessivo sia che l'ETF non sia la frontiera ultima dell'efficienza dell'investimento. In alcuni casi i fondi passivi, come ad esempio Vanguard, Ishares e Amundi, consentono di migliorare ulteriormente l'efficienza dei portafogli.

Per questo motivo in Euclidea abbiamo già iniziato ad usare i fondi passivi per migliorare ulteriormente l’efficienza complessiva dei portafogli, abbassando ulteriormente i costi, ma mantenendo la stessa elevata qualità. Siamo stati i primi in Italia ad adottarli e abbiamo fatto questa scelta mossi dalla volontà di fare sempre l’interesse dei nostri clienti.

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