Da dieci anni a questa parte (post crisi del 2009) il mercato azionario sta sperimentando i più lungo bull market della storia, circa 10 anni di incessante aumento delle valutazioni azionarie che indubbiamente ha beneficiato sui bilanci dei risparmiatori. Tuttavia, l’attuale visione comune degli operatori di mercato è che le valutazioni siano significativamente sopra-valutate, che l’economia globale sia in fase di rallentamento e vicina alla fine del ciclo economico e che una possibile fase recessiva possa accompagnare il triennio 2020-2022.

In questo contesto di incertezza che caratterizza i mercati finanziari si sente sempre più spesso menzionare nel mondo del risparmio gestito i cosiddetti fondi Total Return e i fondi Absolute Return.

L’obbiettivo di questi fondi è quello di generare un rendimento positivo in qualunque fase di mercato, questo obbiettivo è troppo spesso vero solo nelle intenzioni, poiché risulta tipicamente molto difficile generare un rendimento indipendente da quello del mercato.

Infatti, a differenza dei tradizionali fondi tradizionali (cosiddetti fondi relative-return, il cui obbiettivo è quello di generare un rendimento positivo relativamente a un benchmark specifico), tali fondi non hanno un benchmark da seguire.

Generalmente i fondi absolute return e total return hanno un obbiettivo di rendimento assoluto al di sopra del Libor (per esempio l’obbiettivo di rendimento potrebbe essere: Libor + 1.5%). Questo obbiettivo assoluto consente un ampio spazio di manovra ai gestori che possono gestire le posizioni di portafoglio senza doversi attenere a un metro di paragone predefinito.

La differenza di definizione tra i fondi absolute return e total return è spesso sfumata e divisoria.

In generale una differenza sostanziale sta nel fatto che i fondi absolute return sono adatti ad un pubblico più sofisticato poiché fanno un maggiore uso della leva finanziaria, derivati e vendita allo scoperto col fine di ottenere rendimenti quanto più indipendenti dal mercato. I fondi absolute return, di fatto, sono degli hedge fund tradizionali che, seguendo la normativa UCITS, propongono i loro fondi nella cosiddetta versione “liquid alternative”, cioè con quotazione giornaliera (e con vincoli tipicamente più stringenti degli hedge fund tradizionali).

I fondi total return, tipicamente obbligazionari, sono generalmente rivolti a chi ha una tolleranza al rischio minore e un orizzonte temporale più lungo. In tali fondi il gestore potrà muoversi su tutto lo spettro obbligazionario senza il mandato di attenersi a predefiniti vincoli di settore e/o mercato geografico, facendo anche uso di prodotti complessi come cartolarizzazioni, derivati e strutturati.

Per concludere, questi fondi possono rappresentare un metodo efficace per cercare di ottenere un rendimento positivo anche nelle fasi turbolenti di mercato. Tuttavia, questo obbiettivo risulta spesso difficile per due motivi: in caso di rendimenti estremamente negativi del mercato i rendimenti dei fondi absolute si sono rivelati empiricamente molto correlati con il mercato, dunque inefficaci nella loro funzione di diversificazione. Inoltre, questi fondi tendono ad avere un costo spesso elevato rispetto ai rendimenti generati che spesso riduce, ed a volte azzera, i rendimenti ottenuti.

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