Sappiamo tutti che investire i propri soldi implica dei costi, ma quello che spesso non andiamo ad approfondire è cosa stiamo esattamente pagando e, quindi, quanti dei nostri risparmi vengono sottratti al futuro rendimento al fine di sostenere determinate spese.

Le spese a cui un investitore deve far fronte quando investe in un fondo sono rappresentate dalle cosiddette spese correnti (o ongoing charges in inglese), visibili nei KIID di ciascun fondo. Il KIID, acronimo di Key Investor Information Document, è il documento contenente le informazioni chiave per gli investitori avente lo scopo di semplificare la documentazione dei prodotti del risparmio gestito e rendere gli investitori maggiormente consapevoli del proprio investimento.

C’era una volta il TER

Le spese correnti, introdotte dalla normativa comunitaria europea Ucits IV, sono andate a sostituire il precedente indicatore riepilogativo dei costi del fondo: il TER (Total Expense Ratio). Le spese correnti sono calcolate come rapporto, espresso in percentuale, tra il totale delle spese correnti e la media del NAV (Net Asset Value) ovvero il valore complessivo netto del patrimonio del fondo, e includono:

  • commissioni di gestione: sono la parte più consistente, indicano il capitale destinato a remunerare l’attività della società di gestione o del gestore patrimoniale;
  • spese di revisione: le spese dovute alla società che rivede il bilancio annuale dei fondi;
  • spese di pubblicazione del valore della quota, in quanto la legge prevede che la quota venga pubblicata su un giornale con ampia diffusione;
  • compenso per la banca depositaria: costi collegati al deposito dei titoli presso una banca;
  • spese legali e giudiziarie: tutte le spese collegate all’istituzione o modifiche legali legate al fondo;
  • commissioni di distribuzione: commissioni pagate al distributore del fondo.

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Leggendo tra le righe delle spese correnti: costi presenti ma non espressi

Nonostante le spese correnti rappresentino la maggior parte dei costi del fondo, esse non indicano effettivamente tutte le spese che l’investitore deve sostenere. Infatti, oltre a quelle già citate ci sono:

  • commissioni di entrata/uscita: pagate dall’investitore solo al momento della sottoscrizione o liquidazione dell’investimento e che sarebbero volte a scoraggiare compravendite troppo repentine;
  • commissioni di performance: incassate dal gestore in caso di performance superiore ad un benchmark stabilito;
  • costi di trading: direttamente proporzionali al turnover del portafoglio.

Le commissioni di entrata e di uscita e commissioni di performance non sono incluse nelle spese correnti in virtù della loro natura occasionale: spese una tantum nel caso delle commissioni di entrata/uscita e spese dipendenti dall’andamento del fondo nel caso delle commissioni di performance.

Sapere quanto si spende è il primo passo per proteggere il proprio investimento

Euclidea è totalmente trasparente: le spese correnti del portafoglio sono rese disponibili al cliente, in ogni momento, all’interno della sua area riservata. L'investitore può infatti consultare le spese correnti di ogni singolo fondo, minimizzate utilizzando le classi di fondi riservate ai grandi investitori istituzionali che hanno costi più bassi rispetto a quelli riservati alla clientela retail e gli ETF, qualora siano più convenienti per la specifica asset class, come dimostrato nello studio Euclidea "ETF vs Fondi Attivi".

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