Quando ci troviamo di fronte alla scelta tra uno o più investimenti, uno dei fattori discriminanti è proprio la volatilità.

Cos'è la volatilità?

La volatilità è una misura di rischio di base che indica la dispersione dei rendimenti di un titolo rispetto alla sua media in un dato lasso temporale. Per farla semplice, nella maggior parte dei casi, più è alta la volatilità, più lo strumento è rischioso, poiché è maggiore la probabilità che il valore del titolo subisca variazioni. Pensiamo, per esempio, di essere su un aereo. Normalmente questo dovrebbe seguire la sua rotta per arrivare a destinazione. Può capitare però che ci siano delle turbolenze durante il viaggio, che facciano  oscillare il mezzo, spostandolo così più in alto o più in basso rispetto al suo percorso: queste oscillazioni fuori rotta rappresentano la volatilità,  di cui in quest’ultimo periodo tanto sentiamo parlare.

Purtroppo però esiste una relazione diretta tra il rendimento di un investimento e il relativo rischio. Infatti, per poter avere risultati positivi, solitamente l’investitore deve essere disposto a sopportare un rischio più elevato: il rischio, per esempio, che l’investimento possa subire anche fluttuazioni verso il basso. Tutto ciò, fortunatamente, può essere mitigato attraverso una buona diversificazione del portafoglio e con un orizzonte temporale di medio-lungo termine dello stesso.

Come si misura?

E’ calcolata in punti percentuali. Le misure più comuni sono la deviazione standard e il beta, che paragona la volatilità dei rendimenti di uno strumento con il relativo benchmark o indice di riferimento. Un indicatore della volatilità prospettica di mercato è il VIX o Volatility Index, che spesso viene utilizzato dai gestori come misura del rischio di mercato e/o di stress prima di prendere decisioni di investimento.

Alleata o nemica?

Dipende. Dipende principalmente da due fattori:

  • Obbiettivo e orizzonte temporale dell’investimento: In linea di massima, se l’investitore è giovane sarà disposto ad assumersi un rischio più elevato, e quindi una volatilità più elevata, poiché magari ha un orizzonte temporale di investimento di medio-lungo termine; mentre se abbiamo di fronte una persona più anziana è più probabile che questa abbia un orizzonte temporale di investimento più breve, e perciò sia disposto ad accettare un rischio più basso, e quindi una volatilità più bassa.
  • Propensione al rischio dell’investitore: Indipendentemente dall’età, ogni individuo può essere per natura più o meno propenso al rischio e questo influenza ovviamente il livello di rischio, e quindi di volatilità, che è disposto ad accettare.

Nell’ambito della gestione patrimoniale, entrambi vengono captati nel momento in cui viene compilato il questionario Mifid, che tutela l’investitore da mosse azzardate e lo indirizza verso portafogli con un livello di rischio che non sia superiore a quello che possono sopportare.

In definitiva, è importante che l’investitore privato sia consapevole dei pericoli che può correre scegliendo un portafoglio molto volatile. Di conseguenza, per l’investitore meno esperto sarebbe meglio farsi affiancare da un professionista del settore, che dovrebbe essere in grado di prevenire situazioni di pericolo e/o limitarne eventuali danni.

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