Tutte le tecnologie rivoluzionarie hanno avuto una storia travagliata contrassegnata da un lento inizio (spesso osteggiato) e poi da una rapida adozione grazie ad una "killer application" in grado di sfruttarne in pieno le capacità.

Prima dell'invenzione della lampadina, l'elettricità era considerata roba da illusionisti da fiera del paese, senza VisiCalc l'Apple II sarebbe stato l'ennesimo computer assemblato e prodotto per una nicchia di esperti e non il primo vero personal computer e senza la diffusione delle Email, Internet sarebbe rimasta un mero collegamento tra centri di ricerca.

Stessa sorte ci sembra riservata alla tecnologia, a detta di molti, più rivoluzionaria dei nostri tempi: la Blockchain.

Genesi

Teorizzata nel 2009 nel paper "Bitcoin: a peer-to-peer electronic cash system" del fantomatico Satoshi Nakamoto, la Blockchain è il sistema sui cui prendono vita le visioni del liberista Milton Friedman che alcuni anni prima (1999) dichiarava: "I think that the Internet is going to be one of the major forces for reducing the role of government." e "The one thing that’s missing, but that will soon be developed, is a reliable e-cash, a method whereby on the Internet you can transfer funds from A to B, without A knowing B or B knowing A."

Bitcoin è essenzialmente quanto predetto: un sistema in grado di permettere transazioni di digital cash da un soggetto ad un altro senza la necessità di istituzioni e altri intermediari.

Bitcoin non è il primo tentativo di realizzare un digital-cash, ma è il primo ad introdurre un nuovo concetto di trust: la fiducia (trust) verso gli intermediari viene sostituita dalla fiducia verso gli algoritmi che lo governano. E tutto questo è permesso dalla struttura stessa della Blockchain su cui si basa.

Non è semplicissimo definire la Blockchain in poche parole evitando di citarne i dettagli tecnici e rischiando di banalizzarne la portata. Per questa trattazione è sufficiente definirla come un pubblico e decentralizzato registro di transazioni ad incentivi in cui ogni record è creato partendo dai record precedenti con modalità che rendono difficile la manipolazione dei dati e l'inserimento di informazioni non vere.

E' un registro "pubblico" perché ognuno può partecipare alla rete (network). "Decentralizzato" perché non esiste un sistema centrale di controllo ma è la rete stessa e i protocolli che la regolano che ne permettono il funzionamento. Fino a qui, nulla di nuovo. I sistemi Decentralizzati e distribuiti esistono dagli anni 70 (e in genere sono anche più performanti, dati alla mano), ma è il concetto "ad incentivi" che ne rivela la differenza.

Naval Ravikan, CEO e founder di AngelList, spiega bene questa caratteristica disruptive:

"Le Blockchain sono una nuova invenzione che permette di partecipare ad una rete aperta sicura e basata sul merito dove ognuno compete per far avanzare la rete stessa. Come la società ti ripaga per quello che fai per la società stessa, la Blockchain ti ricompensa (dandoti moneta) per quello che fai per la rete". E aggiunge: "Le Blockchain sostituiranno le reti con i mercati".

L'innovazione della Blockchain risiede quindi nel permettere transazioni di valore senza coinvolgere intermediari e nel creare reti di mercati "Open, Random and Supportive" (ORS), ovvero mercati neutrali, resistenti a censura e democratici (Supportive) a cui tutti possono partecipare (Open and Random).

Il cosiddetto "mining", protagonista di tanti articoli scandalistici, proviene esattamente da questo concetto: è l'operazione di validazione di un blocco di transazioni da parte dei vari partecipanti alla rete Blockchain che consiste nel verificare la correttezza delle informazioni ricevute e della risoluzione di un problema matematico molto complesso basato sui blocchi di transazione precedenti. Il partecipante che per primo risolve correttamente e valida il blocco di transazioni, riceverà dalla rete una ricompensa e il blocco sarà aggiunto in coda al registro.

Evoluzione

Gli esperti e i media si accorsero subito delle potenzialità incredibili di questa tecnologia tant'è che fino a pochissimi mesi fa non c'era player sul mercato che non dichiarava di lavorare su qualche progetto basato sulla Blockchain e non mancavano articoli dal tono quasi messianico in cui si dichiarava che tramite questa tecnologia si sarebbero risolti la maggior parte dei problemi dell'umanità (dalla censura alla dittatura, dalla proprietà intellettuale al tracciamento degli aiuti umanitari) ricalcando un po’ quanto fatto qualche anno prima con la nascente Internet. Purtroppo la "bolla" (se così possiamo definirla) delle criptovalute che caratterizzò l'inizio del 2018, portò diffidenza e quasi repulsione verso questa incredibile tecnologia. La maggior parte dei progetti dichiarati dai grandi nomi si rivelò essere vaporware (dichiarazione di marketing più che reale interesse) e il destino della Blockchain sembrava legato indissolubilmente a quello del Bitcoin, la sua prima killer app, nata per velocizzare le transazioni ma all'atto pratico troppo lenta e macchinosa per una adozione a larga scala.

Fortunatamente, la realtà non è quello che appare. La Blockchain è una tecnologia viva e vegeta con milioni di aziende e gruppi di utenti che giornalmente continuano ad ampliare e ad affinare le sue caratteristiche. Basti pensare per esempio all'ecosistema Ethereum, il cui scopo è quello di utilizzare la Blockchain per la creazione di un'unica piattaforma di calcolo mondiale in grado di far girare i cosiddetti "smartcontract": applicativi nati per implementare la negoziazione di veri e propri contratti (un esempio tra i tanti può essere quello delle "micro assicurazioni").

Oltre ad Ethereum, e a piattaforme similari, grandi casi di successo (si pensi a Carrefour e a Wallmart) si stanno riscontrando utilizzando la Blockchain per la Supply Chain, permettendo una tracciabilità dei prodotti immutabile e sicura.

Ma la vera innovazione che sarà protagonista dei prossimi anni, grazie alla Blockchain (e al suo essere distribuita, decentralizzata e immutabile), è la cosiddetta "Internet of Value".

Internet of Value

Per anni abbiamo sentito parlare di "Web 2.0" e delle meravigliose possibilità che offriva ai vari utenti. L'Internet dell'Informazione rappresenta l'evoluzione più importante di Internet che ha permesso a milioni di persone di avere accesso a diverse fonti di informazione e di comunicare in modi sempre più efficienti. Offrendo servizi "Web 2.0", grandi aziende quali Google e Facebook hanno prosperato raccogliendo sempre più ingenti masse di utenti seguendo sempre più un approccio da centralizzatori. Basti pensare che poche persone oggi non hanno un indirizzo GMail o un account Facebook.

L'Internet of Value (o Web 3.0) si pone invece come alternativa all'approccio centralizzatore, adottando un approccio decentralizzato e distribuito grazie alla partecipazione attiva (e interessata) degli utenti prevedendo la possibilità di spostare valore (stock, proprietà intellettuale, arte,  musica, e ovviamente denaro) in maniera semplice, efficace e sicura tramite una rete peer-to-peer ad incentivi.

Quindi se, ad esempio avrò bisogno di storare le foto delle mie vacanze  potrò scegliere invece del centralizzato Dropbox o Google Drive, un sistema Web 3.0 che non solo mi permetterà di memorizzarle in modalità sicura e distribuita ma mi incentiverà (riconoscendomi i relativi "coin") a partecipare attivamente al suo network mettendo a disposizione (ad esempio) lo spazio libero del mio hard disk per conservare in maniera sicura e protetta i file di qualche altro utente. Sono queste le premesse di IPFS, InterPlanetary File System, uno dei progetti più interessanti che stiamo monitorando.

Nonostante per molti sia ancora un affare per pochi (per nerd) (come era un affare per illusionisti l'elettricità nella seconda metà del '700), la Blockchain rappresenta la tecnologia più interessante e disruptive degli ultimi anni.

Noi di Euclidea, curiosi per natura, seguiamo da vicino le diverse evoluzioni e il nostro team Tech partecipa attivamente a diverse community (anche internazionali) per favorirne la crescita e l'adozione. 

 

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