Improvvisamente, anche quest’anno, il rischio elezioni, o rischio voto, sta dominando i mercati come accadde nel 2016. 

Mercati che continuano a rimanere sui livelli minimi di volatilità e che,  in parte condizionati dai vari QE, trovano solo nelle elezioni, prima anticipando il voto come con la Francia oppure dopo come le recenti elezioni UK, un pretesto per dei movimenti repentini su specifici asset o Paesi.

Pensiamo ad esempio allo spread sui titoli governativi francesi, quasi raddoppiato verso il Bund prima delle elezioni, così come la sterlina che abbiamo visto indebolirsi di oltre il 2% in una mattinata contro il dollaro quando le elezioni inglesi decretavano l‘instabilità governativa con la May che non aveva la maggioranza assoluta. Instabilità durata solo qualche ora, esattamente fino all’ annuncio, arrivato alle 14, del nuovo governo con l’appoggio  degli unionisti nordirlandesi del Dup.

Cosa ci insegnano questi eventi, Francia prima e Inghilterra ora, in merito allo scenario attuale dei mercati e, più in generale, su come gestire il portafoglio?

Il rischio politico pre e post elezioni muove i mercati e rischia di diventare preminente in un contesto, se vogliamo, molto piatto in termini di volatilità e scelte strategiche di asset allocation, condizionate dal ruolo attivo delle banche centrali.

Un rischio questo che si può sintetizzare in esiti elettorali pro o contro il sistema attuale in vigore in Europa, interrogandosi quindi su un possibile futuro: si seguiranno le regole di oggi oppure principi e norme fortemente diverse? Macron contro Le Pen e ora uno scenario favorevole alla soft o hard exit della Gran Bretagna, così’ come sarà anche in Italia dove di queste posizioni principalmente si dibatterà alle prossime elezioni.

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Il rischio e la possibilità di cogliere delle opportunità

Le elezioni francesi avevano creato un’asimmetrica sottoperformance dell’Europa verso gli Stati Uniti sul mercato azionario, non giustificata da valutazioni migliori e crescita degli utili più interessanti in Europa rispetto gli USA. In Euclidea abbiamo posizionato un forte sovrappeso azionario dell’Europa, che ha pagato in quanto il mercato Europeo ha recuperato la sottoperformance in meno di due settimane con la vittoria, presunta e poi confermata, di Macron al primo ballottaggio.

La morale? Come crediamo fortemente in Euclidea l’orizzonte temporale di medio lungo periodo, combinato con aggiustamenti di sola natura tattica in termini di de-risk è il modo migliore per gestire i portafogli; seguire movimenti di breve periodo è infatti lavoro da trader e non da gestore di portafogli.

Ancor più valore assume in questo caso la nostra proposta di un portafoglio diversificato a livello globale, che trova sufficienti asset class o aree geografiche dove posizionarsi per ridurre la volatilità, in  particolare se questa deriva da fattori esterni non prevedibili.

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