Corre la teoria che nell’era Macron – o meglio, nell’era Merkel-Macron – saranno guai per l’Italia. 

Se il presidente francese realizzerà le riforme domestiche che ha promesso – mercato del lavoro deregolamentato, meno spesa pubblica, meno burocrazia – e renderà più efficiente l’economia, l’Italia sarà il solo grande Paese europeo a non avere fatto scelte sufficienti per migliorare la produttività e la crescita, con inoltre una confusione politica che lo immobilizza. Il grande malato d’Europa. In più, aggiungono i commentatori, Berlino e Parigi proporranno riforme della Ue e Roma, da una posizione di debolezza economica e politica, non avrà voce per dire la sua. Fin qui, tutto vero (e non è poco).

Spesso, però, la conversazione italiana sul post-elezioni francesi si ferma a questa fotografia. La difficoltà nell’andare oltre sta nell’immobilità apparente del quadro politico: chi può avere la forza di avviare il Paese su una strada di riforme? Con quale consenso? Con quale programma? Nessuno sa rispondere. Numerosi commentatori e analisti internazionali, dunque, prevedono che quella italiana del prossimo anno, dopo elezioni inconcludenti e forse addirittura destabilizzanti (vittoria netta dei 5 Stelle), sarà la maggiore crisi dell’Eurozona, secondo alcuni addirittura fatale per l’euro. L’analisi è piuttosto sommaria e semplicistica. L’Italia non distruggerà l’euro. E’ vero che il Paese è nella confusione. Ma ha ancora la forza economica e tutto sommato la saldezza istituzionale per affrontare un’eventuale crisi di fiducia. Probabilmente, però, nell’emergenza dovrà ricorrere all’Europa - intesa come Ue e Bce – per mettersi sotto la sua protezione. E’ vero che all’inizio del 2018, quando l’Italia andrà al voto, Mario Draghi avrà quasi certamente iniziato l’uscita dal programma di acquisto di titoli sui mercati. Ma è anche vero che la banca centrale e l’European Stability Mechanism hanno comunque una potenzialità d’intervento enorme in difesa di un Paese in crisi.

Lo scenario al quale gli italiani dovrebbero essere messi di fronte oggi, dunque, non sembra tanto quello della fine dell’euro ma quello della messa sotto tutela del Paese da parte dell’Europa. Nel caso di una crisi di mercato, Merkel, Macron e Draghi non permetteranno che l’Eurozona vada in frantumi. Pretenderanno però un governo tecnico e un programma duro e blindato in cambio del sostegno finanziario. E’ bene che gli italiani lo sappiano oggi: senza stabilità e riforme si finisce sotto tutela.

Corrispondente da Berlino, Danilo Taino è esperto di politica internazionale e scenari economici.
Ha scritto questo articolo per il Magazine di Euclidea a titolo gratuito.

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