Ogni giorno leggiamo articoli favorevoli all’ investimento in strumenti a gestione passiva, come gli ETF,nei quali viene sostenuta la tesi che, tale gestione, sia in costante crescita  rispetto ai fondi che, al contrario, rappresentano la gestione attiva.

Nella realtà i dati a supporto di ogni articolo andrebbero letti attentamente e, soprattutto chi scrive, dovrebbe essere intellettualmente corretto nell’ analisi.

Gestione attiva e passiva, la credenza per cui l’una escluda l’altra

Andando più nello specifico, si può dire che paragonare un investimento in un fondo nella classe retail, gravata di commissioni molto alte, con un ETF non ha alcun senso. Questo perché in realtà non si stanno prendendo in considerazione investimenti con parametri comparabili, ma due situazioni completamente differenti al solo fine di sentenziare che le gestioni attive non creano valore.

Allo stesso modo andrebbe sempre ricordato che il confronto di un fondo con un benchmark svantaggia sempre il primo in quanto, anche se sono pochi basis point nella classe istituzionale, il fondo è gravato di costi e il suo benchmark no.

Euclidea sceglie lo strumento, sia questo un fondo o un ETF, a seconda di quale sia il più efficiente e meno costoso nell’ottica di costruire il portafoglio del cliente con la migliore diversificazione e liquidità. Proprio per questa ragione in Euclidea consideriamo che il  portafoglio più efficiente debba essere composto da entrambi gli strumenti, sia fondi - gestione attiva - sia ETF - gestione passiva -.

Una conclusione, questa, a cui siamo arrivati dopo decenni spesi nel ruolo di fund selector e dopo diverse critiche spese verso i gestori attivi dei fondi in quanto non generavano alfa (extraperformance rispetto ad un benchmark) e, molto spesso, non giustificavano le alte commissioni richieste. Lo stesso lo abbiamo riscontrato selezionando e investendo nei  fondi alternativi, gli hedge fund.

In ogni caso è come sempre sbagliato generalizzare, vi sono gestori e team di gestione che creano valore in determinati mercati e lo fanno con commissioni adeguate, in particolare nelle classi istituzionali in cui noi investiamo.

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Sono tre i motivi che giustificano la nostra scelta di avere sia fondi che ETF

  • Valutazione quantitativa: il nostro ranking proprietario confronta per ciascuna asset class e area geografica (155 peer group) sia fondi che ETF in modo che emerga nella valutazione sia la componente costo sia altri fattori quantitativi di valutazione come la performance, il rischio e altri fattori come gli AUM, gli inflow e out flow dal veicolo.
  • Valutazione qualitativa: consideriamo che in determinati mercati il fondo sia strutturalmente più vantaggioso rispetto ad un ETF. In linea di principio preferiamo utilizzare fondi passivi e ETF quando investiamo in mercati molto efficienti (mercato azionario US o bond governativi) o in condizioni caratterizzate da alta volatilità in cui tipicamente i gestori attivi fanno fatica a far emergere il proprio valore aggiunto. I fondi attivi, se di buona qualità, sono da preferire nel caso di mercati meno efficienti e di condizioni di mercato meno volatili dove vi sono maggiori opportunità di creare valore con la selezione dei titoli. Ad esempio, in mercati più specialistici come il settore delle Obbligazioni Invstment Grade, dove troviamo società con qualità del debito molto diverso, o in quelli caratterizzati da alto grado di disomogeneità come i mercati emergenti.
  • Valutazione opportunistica: per definizione, infatti, i gestori attivi sono l’unico modo di accedere alle strategie d’investimento più sofisticate come le alternative. In condizioni di tassi d’interesse così bassi e previsti in rialzo come quelle attuali i fondi a gestione attiva o total return possono costituire un’importante alternativa a mercati diventati ormai molto poco interessanti.

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