Euclidea Magazine

FinTech: essere o non essere social?

Scritto da Euclidea | 16-nov-2017 15.33.07

Una veloce occhiata ai numeri dei principali social media utilizzati è sufficiente a farcene comprendere la portata e la diffusione: a oggi sono 330 milioni gli utenti attivi su Twitter, sorpassato di gran lunga da Instagram con i suoi 800 milioni. 

106 milioni gli attivi su LinkedIn (nonostante gli iscritti raggiungano quota 467 milioni) e 1miliardo e 500milioni quelli di YouTube. Inutile dire che il vincitore indiscusso rimane Facebook con oltre 2 miliardi di utenti attivi al mese.[1]  Superfluo sottolineare che, oggi, le notizie passano da qui. Anche solo grazie alla nostra esperienza personale, ognuno di noi può testimoniare di informarsi, almeno in parte, attraverso i canali social. Ah, non dimentichiamo che questi numeri sono destinati, senza dubbio, ad aumentare.

 

Social media e FinTech, comunicare oltre i confini

I social media hanno cambiato completamente il nostro modo di rapportarci con gli altri, modificando non solo il rapporto tra persone, ma anche il rapporto tra persone e aziende. I tempi si sono ridotti e le distanze accorciate e questo ha significativamente trasformato le esigenze di clienti che si aspettano di conseguenza delle risposte, da parte delle aziende, trasparenti, veloci e chiare.

Oltre a superare i confini geografici, i social media permettono di comunicare ad un livello più personale, promuovendo il dialogo aperto. Basti pensare alla possibilità di lasciare commenti, recensioni, feedback relativamente ad un determinato post o addirittura all’azienda stessa.

Trasparenza, consapevolezza, semplicità e democratizzazione. Vi ricordano qualcosa? A me sì.

È proprio di questo che ci parla il FinTech ed è proprio per soddisfare questi bisogni e farsi portavoce di questi valori che prende vita. Questo è il nuovo contesto in cui tutti noi siamo immersi, basti pensare all’imminente entrata in vigore della MiFID2 che riporta l’attenzione di tutti su trasparenza e comunicazione e, sottrarsene, sarebbe impossibile se non del tutto controproducente. La tendenza di molti operatori finanziari nel rimanere fuori da queste logiche comunicative è spesso dettata dal timore delle conseguenze che, un dialogo più aperto su temi così sensibili, possano portare alla propria reputazione. La finanza e gli investimenti, così come la salute sono infatti argomenti delicati, nonché ricchi di tecnicalità. 

Il primo sforzo? Semplificare.

Semplificare, rendere semplici argomenti poco comprensibili al fine di aumentare la consapevolezza dei singoli rispetto alle scelte finanziarie che li riguardano permettendogli di pianificare, con una maggiore coscienza, la propria vita.

Rendere semplice, quindi, non semplicistico e riuscire ad umanizzare la finanza.

Come fare? Un’attenta pianificazione strategica, che rimanga coerente con la propria strategia di marketing può sembrare abbastanza, ma all’interno di questa formula manca un elemento fondamentale: l’ascolto. A cosa serve essere trasparenti se non si sa quali informazioni sono state richieste? A cosa serve promuovere la democratizzazione se non si conoscono i bisogni delle persone? Che senso ha semplificare se non si presta attenzione al feedback e non si valuta se stiamo davvero rendendo comprensibile un concetto?

Lungi dal dire che tutto questo sia semplice, ma diventerebbe del tutto impossibile se non si scegliesse di partecipare alle conversazioni e alla parte di vita che gli utenti esprimono sul web attraverso le piattaforme social.

Se il FinTech, dunque, con la sua portata disruptive è ambasciatore finanziario di una rivoluzione digitale in atto, nessuno può esimersi dall’essere Presente.

FinTech: essere o non essere social? Semplicemente, si.

 

[1] Fonte: http://vincos.it/social-media-statistics/